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Le allergie e le altre intolleranze alimentari interessano, in genere, limitati gruppi di popolazione i quali sono affetti, in via permanente o transitoria, da anomalie del sistema immunitario (allergie), o di altra natura (altre intolleranze). Negli ultimi anni si assiste ad un incremento dell’incidenza delle allergie alimentari; questo fenomeno è stato attribuito all’aumentata stimolazione del sistema immunitario per effetto delle campagne di vaccinazione che, mentre da un lato hanno determinato una riduzione delle malattie trasmissibili, dall’altro producono più forti fenomeni di ipersensibilità. La principale allergia alimentare è quella alle proteine del latte vaccino; è comune nei bambini, ma spesso è reversibile. Le allergie a pesci, crostacei e nocciole permangono generalmente anche nell’età adulta. Tra le altre intolleranze, le più frequenti sono quelle al lattosio, al glutine (malattia celiaca) e ad alcuni additivi alimentari. Negli ultimi anni si è osservata una tendenza all’aumento dei casi diagnosticati di queste patologie. Nel nostro Paese non esiste un registro dell’intolleranza al glutine, la reale prevalenza della malattia non è ancora ben inquadrabile e varia da 1 caso su 120 a 1 caso su 250. Presso l’Istituto Superiore di Sanità, al fine di stimare il peso delle patologie associate e delle complicanze della malattia celiaca in Italia, nel 1998 è stato istituito il Registro nazionale delle complicanze con lo scopo di descrivere le caratteristiche cliniche alla diagnosi e l’evoluzione nel tempo della celiachia. Le allergie e intolleranze possono, almeno in parte, essere prevenute. Infatti, è stato dimostrato un effetto protettivo dell’allattamento materno, se protratto per almeno 4 mesi. E’ anche importante differire l’introduzione di alcuni alimenti nel lattante (uova, pesce, glutine). Le allergie e le intolleranze alimentari, una volta sviluppate, devono essere diagnosticate e trattate con la rimozione dalla dieta delle sostanze alle quali i soggetti sono sensibili. Ad esempio, non tutti i casi di celiachia vengono diagnosticati e trattati tempestivamente in età pediatrica, con diete appropriate. I celiaci non diagnosticati e/o non trattati in modo adeguato, hanno un elevato rischio di contrarre alcuni tumori intestinali. E’ necessario quindi che i soggetti allergici o intolleranti, una volta effettuata la diagnosi, siano aiutati a rimuovere dalla loro dieta quotidiana le sostanze incriminate. Per questo motivo l’etichettatura di tutti i prodotti, per l’infanzia e non, è di fondamentale importanza. Nel caso di gravi forme allergiche, è utile intervenire con terapie iposensibilizzanti. Un’ultima osservazione riguarda la dilagante diffusione dell’intolleranza al lattosio. Vi è, infatti, la tendenza a prescrivere latti modificati, al bambino che presenta una sintomatologia specifica riconducibile a fenomeni di scarsa digeribilità del latte. Questo fenomeno in assenza di un’intolleranza documentata accelera l’inattivazione della lattasi intestinale, un fenomeno che può insorgere fisiologicamente con l’età. L’elevata incidenza di adulti intolleranti al lattosio può essere, almeno in parte, riconducibile a quest’errata abitudine.
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