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Qui Pietro stabilisce il punto di forza della sua ascesi mistica e di irradiazione della Congregazione dei suoi seguaci, da quando si accorse della presenza di alcune centinaia di uomini desiderosi di vivere la sua esperienza e di averlo come maestro spirituale. Non era nelle sue intenzioni fondare una congregazione, tuttavia l’accettò e la denominò "Fratelli Penitenti dello Spirito Santo" (Celestini). Ne dettò le regole e ne sancì la rigida disciplina. La Maiella diventa la scuola di spiritualità più importante del momento: tra i docenti anche alcuni francescani spirituali, tra cui Clareno e l’Olivi, i quali raggiungevano Santo Spirito o Sant’Onofrio nottetempo (perché scomunicati e perseguitati).
L’eremita della Maiella si formò non unicamente alla teologia, alla meditazione e alla contemplazione. I continui spostamenti, gli innumerevoli contatti sociali, le realizzazioni di strutture, come ospizi e mulini, fanno dedurre che la concezione eremitica di Pietro della Maiella non era quella codificata di gente avulsa dalla realtà, staccata dal contesto storico, disinteressata.
L’eremita della Maiella si inseriva nel vivo delle dinamiche sociali attraverso una tipologia di evangelizzazione che mirava, ad esempio, all’affrancamento dei poveri dai loro padroni. Con le prime forme cooperativistiche, i poveri scoprivano l’amicizia e, conseguentemente, il benessere che li rendeva autonomi dalle periferie della città.
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