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La gente notò la straordinarietà di quella presenza e iniziò a cercare frate Pietro: tutti vogliono conoscerlo, tutti vogliono parlargli. L’ammirazione è crescente, tanti vorrebbero confessarsi da lui; ma Pietro, per la sua propensione all’umiltà, aveva deciso di non accedere alla dignità sacerdotale e di rimanere laico. Certamente non gli era lontano il modello del poverello d’Assisi.
Furono proprio quelli di Palena e del circondario a pregarlo e a convincerlo a diventare sacerdote, per poter meglio rispondere ai bisogni spirituali di tutti coloro che avrebbero fatto ricorso a lui. Pietro, poco più che ventenne, iniziò il suo iter studiorum a Fossacesia prima di passare a Roma. Nel 1237 fu ordinato sacerdote e subito dopo si trasferì sul Morrone per continuare la sua esperienza eremitica. La fama della sua bontà e della sua sapienza si divulga rapidamente. La gente parla di conversioni, di prodigi, di guarigioni: è considerato un santo.
Pietro dovette sottrarsi a queste acclamazioni pubbliche, cercando luoghi più aspri e solitari. Valicò il Monte Morrone e si addentrò nei luoghi più impervi della Maiella. Si stabilì in una grotta troglodita, battezzata col nome di Santo Spirito. Anche altri eremiti avevano tentato di abitare questi luoghi tra l’ottavo e il nono secolo, ma avevano rinunciato scoraggiati dall’asprezza eccessiva del suolo e del clima.
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